Guido Tedoldi: “Scacchi ipnotici, o neurologici”
Lo scorso 25 maggio si è disputato a Lainate il Campionato regionale giovanile. Tra una vittoria e l’altra dei nostri ragazzi del Circolo della Bassa bergamasca, si è tenuto un convegno che affrontava gli scacchi da punti di vista inusuali. Tra i relatori c’era il sottoscritto, con la mia esperienza di scacchi-terapia che sto portando avanti al centro Anisé di Bergamo(qualche info online si trova al link: https://www.anise.eu).
Insieme a me c’era un ipnotista, Alfredo Molgora, il quale ha presentato alcune tecniche di ipnosi per migliorare le prestazioni mentali degli individui… e magari influenzare quelle di altre persone che si trovino nelle vicinanze. Il suo responso è che forse si può, ma bisogna essere ipnotisti eccezionalmente bravi. Un Giucas Casella, circa, che in televisione riusciva in pochi istanti a influenzare il pubblico televisivo di mezza Italia. Lui, Molgora, ammette che dopo anni di professione impiega ancora diversi minuti a ottenere gli stessi effetti, e nemmeno sempre.
Un’altra relatrice è stata Stefania Brotini, neurologa per mestiere e scacchista per diletto. Nella sua esperienza clinica ha effettuato ricerche sul cervello di scacchisti di varia forza, notando che il gioco ha effetti riconoscibili e misurabili sui neuroni di alcune aree del cervello, in particolare quella occipitale. In quella zona lo spessore della corteccia, e il numero dei neuroni, con la pratica scacchistica aumentano. L’effetto è che si vede meglio (maggiori informazioni si possono trovare online sul sito web SocialBg, al link: https://www.socialbg.it/cosa-serve-per-giocare-bene-a-scacchi/).
Eh, gli scacchi… mica sono soltanto un gioco!
Guido Tedoldi
Qui l’articolo:
Cosa serve per giocare bene a scacchi
